Patologie trattate

In Italia la protonterapia viene consigliata soprattutto in casi particolari, in cui può offrire vantaggi rispetto alla radioterapia tradizionale.

Grazie alle caratteristiche fisiche dei protoni, il trattamento consente di colpire il tumore con estrema precisione, riducendo l’esposizione dei tessuti sani circostanti. Questo rende la protonterapia particolarmente indicata per tumori complessi, difficili da trattare per localizzazione, forma o bassa radiosensibilità.

Da ciò derivano le indicazioni riconosciute in Italia nei LEA per protonterapia DPCM 12 gennaio 2017.

Cordomi e condrosarcomi della base del cranio e del rachide

In presenza di queste rare neoplasie, spesso localizzate vicino a strutture nervose delicate, la protonterapia consente di erogare dosi elevate in modo preciso, limitando l’esposizione di midollo spinale e cervello.

Tumori del tronco encefalico e del midollo spinale

Quando la massa tumorale coinvolge aree centrali del sistema nervoso, la precisione dei protoni permette di trattare la lesione riducendo i rischi neurologici.

Meningiomi intracranici situati in aree critiche

Nei casi in cui il tumore è vicino alle vie ottiche o al tronco encefalico, la precisione del fascio protonico riduce la probabilità di danni permanenti alla vista o alle funzioni motorie.

Sarcomi del distretto cervico-cefalico, paraspinali, retroperitoneali o pelvici

Per tumori che nascono in sedi profonde e vicine a organi vitali, la protonterapia migliora il controllo locale riducendo gli effetti collaterali.

Sarcomi radioresistenti delle estremità (come osteosarcoma o condrosarcoma)

In queste forme poco sensibili alla radioterapia convenzionale, la protonterapia può offrire una risposta più efficace e conservare meglio i tessuti sani.

Tumori orbitari e periorbitari, inclusi i melanomi oculari

Quando la malattia interessa l’occhio o i tessuti adiacenti, la protonterapia consente di preservare la funzionalità visiva pur garantendo un’elevata efficacia terapeutica.

Carcinomi adenoido-cistici delle ghiandole salivari

Per queste neoplasie a lenta crescita ma ad alto rischio di recidiva locale, la protonterapia permette un’irradiazione più selettiva e mirata rispetto ai fasci convenzionali.

Recidive in aree già irradiate

Quando un tumore si ripresenta in una zona precedentemente trattata, la protonterapia può consentire un ritrattamento sicuro ed efficace, salvaguardando il tessuto sano circostante.

Predisposizioni genetiche o malattie del tessuto connettivo

In persone più sensibili ai danni da radiazioni, la protonterapia consente di minimizzare il rischio di tossicità a lungo termine.

Una valutazione personalizzata

Oltre alle indicazioni cliniche già consolidate, esistono altre situazioni in cui la protonterapia potrebbe offrire benefici, anche se la sua applicazione è attualmente oggetto di ricerca scientifica o non è ancora standardizzata per queste condizioni.

In ogni caso, l’indicazione alla protonterapia deriva sempre da una valutazione multidisciplinare e dal giudizio dello specialista radioterapista oncologo, che, anche attraverso la creazione di piani di trattamento comparativi, potrà consigliare la tecnica radioterapica più appropriata per ogni singolo paziente.

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